Angri. “Bombò, massaggiatore storico e bandiera della Nocerina dal 1972 al 1980”
A quel tempo lui era un ragazzotto di 28 anni, capelli e basettoni, un po’ grassottello, con qualche kilo in piu’, lo si poteva vedere ad ogni partita, quando gli era concesso di correre avanti e indietro dalla panchina sul rettangolo di gioco per prestare le prime cure ai calciatori infortunati. Correva l’anno 1972 quando Zio Bombo’ entrò a ricoprire il ruolo di massaggiatore dell’ Associazione Sportiva Dilettantistica Nocerina Calcio 1910, vi rimase fino al 1980. Nel 1978/79, la squadra centro l’obiettivo della Serie B, ero ancora piccolo, ricordo quel periodo dei festeggiamenti a casa dei nonni materni un vero sfottò, tra zio Franco e nonno Luigi, tifoso della Paganese. Tante volte quando andavo in cerca di zio mi dicevano “E tu saresti il nipote di Bombo’?, mi sentivo orgoglioso di quella figura tanto importante a quei tempi, mai immaginavano di avere uno “Zio”, che avrebbe scritto un pezzo di storia, quella la seconda promozione in Serie B e che mi sarebbe appartenuta. Ritrovarselo nella mente oggi, lui 74enne ed io 54enne il mitico Francuccio Amendola, detto Bombò, non è facile.Lui, un personaggio che va ogni oltre logica, molto di più di un infermiere per professione o di un massaggiatore per passione calcistica. Ancora oggi a Nocera lo ricordano in tanti, con immutato affetto. Quando ero ragazzino, pensavo che il lavoro del massaggiatore fosse estremamente semplice, invece mi sbagliavo, si perché ho avuto la fortuna di poterlo ammirare, ad ogni rientro dopo gli impegni con la squadra della Nocerina. La Nocerina calcistica ha festeggia nel 2020 il suo 42° compleanno della seconda promozione in B, conquistata il 18 giugno 1978 battendo il Catania per 2-1 sul neutro di Catanzaro nello spareggio. E’ proprio il 18 Giugno 2020, all’appello mancano Orsini, Esposito, Giorgi, Lamanna, Califano e Pecoraro non ci sono più, i loro amici li ricorderanno sempre, Pelosin, Cornaro, Pigozzi, Spada, Grava, Calcagni, Bozzi, Porcari, Chiancone, Caruso, Garlini ma anche Garzelli, Manzi, Giovannetti, Labrocca, Esposito, Barrella, Bove, il diesse Corni, lo staff medico Siniscalchi e Padovano, il massaggiatore Bombo’, il vice allenatore Fasolino, sono loro che assieme riuscirono a tenere allegra e speranzosa una città che si identificava con loro, calciatori che rappresentavano un gruppo umano vero, dai più giovani agli anzianotti. Quella promozione rimane scolpita nella memoria di tutti i tifosi Nocerini, un traguardo storico che ha acceso la speranza e l’entusiasmo di una città intera. Le gare quelle domenicali abituate a sentirle per radio o aspettare “90 Minuto”, era un modo di immaginare e magari di vederlo un giorno in una grande società di Serie A, ma ho solo fantasticato, a casa dei nonni lo aspettavo per il ritorno non appena le stesse gare si concludevano, e raccontare le sue emozioni. Era un rito la settimana successiva, iniziava il calvario per un’intera famiglia, quando in trasferta andava via il venerdì, con la classica frase, “non preoccupatevi per me”, riferendosi a nonno Luigi e nonna Margherita, un messaggio che recepivamo tutti,” fate attenzione a Lelluccio”, mio fratello, suo figlio, simbolicamente acquisito con tutto l’amore fin dalla sua nascita. Oramai la Nocerina, O’ Revotapopolo, la sua professione di infermiere presso Nocera e poi a Scafati, lo hanno travolto nella giusta fusione, zio Franco ha saputo amalgamare queste sue passioni, oltre ai classici compagni di avventura (Gerardo e Pierino e Ginone, Carminuccio e Ron Anzelm, l’avvocato Gigino Nasta, Vincienzo o Russo, Pino Mascolo, Vincenzo Aiello, (fratello di vecchia data), il professore Luigi Pisacane, Mariolino Ferraioli, Mario Marra alias O’ pazzo, Giovanni Savi, Vincenzo o Barone, i fratelli Patrizio e Geppino Russo e Falc e tanti altri. Ricordo vagamente un giorno d’estate al “Ristorante Sandulillo è Vagne”, prendere parte per i classici pranzi o cene insieme ad un altro amico storico, Giovanni Abate alias Giannino Bellagente ( foto sopra ), misero sotto sopra quella giornata, in molti credevano che era arrivato a cantare Mario Merola, zio Bombò non era meno ritrovarsi nelle grandi tavolate con il buon cibo, oltre alla sua stupenda voce con il suo vasto repertorio a deliziare e soddisfare le richieste canore dei suoi amici commensali. E in questo caso che zio Bombò, ricopriva un ruolo importantissimo per tutti loro e per tutti noi, ancora oggi lo è, un faro, anche dopo la scomparsa di alcuni membri della nostra famiglia. ( Foto con le sorelle). Mentre i grandi ascoltavano le partite, io ero seduto sullo scalone fuori dall’abitazione al civico Corso Italia 52, sentivo le urla e soprattutto percepivo l’entusiasmo delle radiocronache, quelle della domenica che uscivano dalle auto parcheggiate in prossimità di Piazza Doria. Bombò fa parte di una storia di umiltà, fatta di amicizie indimenticabili, di incontri e pezzo di una città fatta di persone e di posti che sono divenuti tessitura sociale un po’ per tutti noi. Non si limitava a prendersi cura dei muscoli per quasi otto anni, un vero custode, imprecabile collante negli spogliatoi, ne percepiva ogni umore e sapeva sdrammatizzare tutto con una semplice battuta. In ospedale la stessa disponibilità per pazienti e per tanti colleghi che hanno avuto modo di lavorare a suo fianco. I tornei allo stadio Novi, era immancabile la sua presenza, scapoli e ammogliati, giovani e pensionati, impiegati e funzionari, tornei dove tutti lo richiedevano, come negli anni ’80, la storia di zio Franco si intreccia con la pagina del terremoto. È stato uno dei primi soccorritori insieme a Don Luigi La Mura a prestare soccorso alle vittime del crollo della chiesa del Carmine, a portare gli aiuti alla popolazione. In quella occasione si rivolse al Signore Altissimo, fece il voto “ti prego metti in salvo la mia famiglie e proteggi Lelluccio”, per quel voto si fece crescere la barba per oltre 1anno. Sono cresciuto come un qualunque ragazzino, con tanti ricordi della propria infanzia e dell’avvicinamento all’adolescenza, ma con i più nitidi di questi scanditi dall’entusiasmo di zio Bombò. Angri, la sua cara città, ancora oggi lo vedi passeggiare nelle strade con i suo inseparabili amici del caffè, lo si può trovare al Bar di Piazza Sorrento, Italbar
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